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LA DOTT.SSA RITA MANZO E' PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA SISTEMICO-RELAZIONALE
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domenica 13 gennaio 2013

LA TIMIDEZZA


COS’È LA TIMIDEZZA
La timidezza è un elemento che da sempre rappresenta e accompagna gli esseri umani. E’ il senso di disagio e di impaccio che si prova nel rapporto con gli altri, la mancanza di disinvoltura, l'incapacità di parlare in pubblico. Essa dunque comporta sia un disagio interiore che una goffaggine esteriore quando si è in presenza di persone o ci si trova in situazioni che creano disagio.
Il timido si inibisce in un gran numero di situazioni sociali che evita ogniqualvolta sia possibile. Di solito, però, dopo un periodo iniziale di inibizione all'azione, il timido perviene ad un adattamento col moltiplicarsi degli incontri. In sostanza in un ambiente familiare i timidi si comportano normalmente.
Il disagio della persona timida rimane contenuto e non ha niente a che vedere con il panico che si sperimenta nei casi di fobia sociale.

COME SI MANIFESTA LA TIMIDEZZA
La persona timida ha difficoltà a sostenere sguardi, silenzi, e situazioni imbarazzanti, come chiacchierare con un estraneo, parlare di sé o passare davanti a persone che lo possono osservare. Fonte di timidezza sono gli sconosciuti, le persone dell'altro sesso, parlare in pubblico, trovarsi in un gruppo numeroso, avere uno status inferiore a quello dei propri interlocutori, sentirsi inferiore a vario titolo.
Il timido ha la continua sensazione di sentirsi al centro dell’attenzione, di essere sottoposto all’osservazione e al giudizio degli altri, giudizio che teme essere negativo. Questo può alimentare bassa autostima e scarsa fiducia in se stesso, che aumentano a loro volta il timore di non essere accettato. Le aspettative negative del timido lo inducono a focalizzare l’attenzione su sé stesso per tenere sotto controllo ciò che potrebbe essere criticato dagli altri; il suo atteggiamento, dall’esterno, appare remissivo o inibito. Spesso tende a sopravvalutare le difficoltà e a sottovalutare le proprie capacità.
La persona timida nelle situazioni in cui è a disagio tende a diventare con facilità rossa in viso, comincia a sudare, ha il battito cardiaco accelerato, vive in uno stato d’ansia. Evita di contraddire gli altri e di schierarsi per non perdere il consenso esterno. La sua paura del conflitto riflette il timore di essere poco stimato. Infatti il problema che sta alla base della timidezza è una scarsa autostima. Questo aspetto infatti non emerge nelle situazioni in cui le persone timide si sentono sicure; in tali situazioni, infatti, sembrano dimenticarsi completamente del loro disagio e spesso esprimono delle doti e qualità di cui spesso loro stessi si stupiscono.
La timidezza può variare di intensità e anche diminuire o svanire del tutto. Può variare a seconda del soggetto da un leggero disagio a una paura irrazionale, a un vero e proprio disturbo d’ansia (fobia sociale).
La persona timida che si trova a vivere una situazione di disagio, a livello fisiologico manifesta i seguenti sintomi:
- accelerazione del battito cardiaco
- sensazione di una morsa allo stomaco
- sudorazione eccessiva
- rossore.
A livello psicologico, la timidezza dipende innanzitutto da una eccessiva focalizzazione su sé stessi e sui propri errori, da una bassa stima di sé e da una eccessiva negatività.
La vergogna è uno dei vissuti che la persona timida vive: vergogna di mostrare le emozioni, vergogna di uscire allo scoperto, vergogna di apparire e vergogna, quindi, di mostrarsi per intero. La persona timida vive costantemente la vita in una scissione perenne tra le sue parti: quelle buone e socialmente accettate possono venir fuori a piccole dosi e con enorme controllo, quelle “scabrose” devono essere celate e da queste, il primo a doversi difendere, è proprio il timido.

QUANDO COMPARE LA TIMIDEZZA
In linea generale la comparsa della timidezza sembra essere abbastanza precoce e si verificherebbe sin dalla prima infanzia e nell'adolescenza, al contrario della fobia sociale che avrebbe inizio solo in seguito.
La timidezza durante l’infanzia può essere favorita da genitori timidi e introversi che contribuiscono a creare un senso di insicurezza e inadeguatezza all’interno della propria famiglia riproponendo il modello appreso; oppure da genitori troppo protettivi e ansiosi che non forniscono ai figli la sicurezza di cui hanno bisogno per affrontare le situazioni sociali; ma anche da genitori rigidi e severi, che non consentono ai figli una libera espressione delle emozioni. I figli che nei confronti di tali genitori si sentono insicuri e timidi, ripropongono nelle relazioni sociali questa stessa modalità di relazione.
La timidezza può comparire anche in adolescenza, periodo di grandi trasformazioni, in cui si perdono le sicurezze apprese in precedenza, cambiano i punti di riferimento, non più i genitori ma il gruppo dei pari. 
I coetanei diventano gli interlocutori più importanti, tanto che il rapporto con loro può influenzare le sfera scolastica, sportiva e affettiva, ed essere timidi può essere vissuto come un problema.

COSA FARE QUANDO LA TIMIDEZZA DIVENTA UN PROBLEMA

La timidezza non è né una malattia né un disturbo perché non è caratterizzata da cronicità e non interferisce pesantemente con la vita lavorativa, scolastica, sociale. Tuttavia, pur non essendo una malattia, la timidezza può creare un disagio notevole se chi ne soffre manifesta una crescente difficoltà nello stare in mezzo agli altri, sino ai giungere a casi estremi di isolamento sociale. Tale difficoltà nei casi più gravi può portare a delle complicazioni psicologiche, quali ad es. la depressione e il ricorso a droghe o alcol. In altri casi meno estremi, la timidezza può condurre alla solitudine.
È importante non confondere la timidezza con la fobia sociale. Quest’ultima è un disturbo più grave che porta la persona all’evitamento delle situazioni, all’isolamento, a non fidarsi delle persone, a limitarsi pesantemente nelle opportunità relazionali, sociali, lavorative. E la situazione può aggravarsi portando a depressione, senso di inadeguatezza, rabbia verso se stessi.
Se la timidezza dovesse diventare un problema, tale da essere vissuta con dolore e da portare ad un graduale isolamento sociale, essa può essere affrontata, in tutta tranquillità, attraverso un percorso psicologico volto alla promozione del proprio benessere.
Il sostegno psicologico e la psicoterapia possono offrire soluzioni soddisfacenti per combattere la timidezza attraverso:
- l’incremento  del senso di  autoefficacia nell’affrontare le varie sfide della propria vita;
- l'aumento della fiducia nelle proprie capacità
- il miglioramento delle relazioni fondamentali che la persona vive con gli altri e con il mondo.
- in miglioramento dell’autostima, della relazione che il soggetto vive con sé stesso
- il miglioramento nella gestione delle emozioni.
                                                           Dott.ssa Rita Manzo

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