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domenica 30 dicembre 2012

ADOLESCENZA E INNAMORAMENTO: il rapporto tra genitori e figli


L’evento che segna l’inizio dell’adolescenza è lo sviluppo puberale. I cambiamenti fisici e corporei che esso comporta sono irreversibili e testimoniano la fine di una condizione, quella di bambino, e l’inizio di nuove modalità di relazionarsi sul piano affettivo.
Nel periodo adolescenziale si completa il processo dell’individuazione affettiva, attraverso il quale i ragazzi spostano i loro investimenti affettivi fuori dalla famiglia d’origine.
L’innamoramento e l’amore favoriscono, in questo periodo di vita, l’approfondimento delle conoscenze su se stessi e sugli altri, il processo di autonomia dai genitori e lo sviluppo delle proprie potenzialità migliorando le relazioni con l’altro sesso.
Per l’adolescente l’esperienza dell’innamoramento rappresenta la conquista di un piano affettivo evoluto e una sorta di rivalsa rispetto a quella immagine di bambino che desidera togliersi di dosso, corrisponde al desiderio di essere presi sul serio dagli adulti in generale e dai genitori in particolare.
Gli amori adolescenziali corrispondono a legami spesso esclusivi, fusionali, assolutizzanti, dove ci si dà totalmente per l’altro e non c’è spazio per l’“io” ma solo per il “noi”, e non sembra esserci spazio né per l’autonomia dell’altro, né (spesso) per impegni e doveri scolastici, né per le relazioni familiari, bruscamente poste in secondo piano.
I ragazzi che durante l’adolescenza vivono i loro primi innamoramenti in questo modo spesso vivono con altrettanta tragicità la loro eventuale rottura fino a rifiutare qualunque altra forma di contatto con la realtà: si smette di mangiare, ci si rifiuta di uscire o di vedere gli amici, ci si disinteressa totalmente degli impegni scolastici.
Gli adulti spesso sottovalutano i sentimenti degli adolescenti, che invece vivono con grande serietà e profonda intensità i loro primi amori, preparandosi così a vivere quelli successivi. Infatti sono i primi amori carichi di entusiasmo e di speranze a influenzare il modo di vivere l’amore e la capacità di formare una coppia stabile in età adulta.
L’innamoramento nell’adolescenza è un passaggio delicato e difficile sia per gli adolescenti che per i genitori. Per i primi è una tappa fondamentale di quel processo di individuazione che conduce verso la costruzione di una propria identità.
Per i genitori, invece, l’innamoramento dei figli adolescenti è un banco di prova relativo alle proprie emozioni, ma allo stesso tempo è un’ulteriore  riconferma del fatto che i loro figli stanno crescendo e stanno cominciando a cercare al di fuori della famiglia altri affetti.
Come genitori si può, comprensibilmente, avvertire molta difficoltà a rapportarsi a questi ragazzi improvvisamente divenuti “distanti”, “assenti” totalmente assorbiti dall’idillio dei loro primi amori e dai drammi delle conseguenti rotture. Non di rado, guidati dall’apprensione e dallo sgomento di non riconoscere più il proprio figlio, si può cominciare a guardare con sospetto al nuovo compagno/compagna che ha catalizzato tutte le sue attenzioni ed energie; spesso molti genitori si sorprendono in comportamenti eccessivamente “controllanti” o a fare scenate che aumentano soltanto le conflittualità e le incomprensioni.
Tuttavia va considerato che, quella delle prime “cotte”, degli amori romantici o esclusivi è una caratteristica tipica dell’adolescenza e, come tale, rappresenta quindi, per lo più, soltanto una fase di transizione e non un tratto stabile del carattere del ragazzo o della ragazza. 
La non ancora completa maturità sul piano fisico ed emotivo fa sì che si cerchi, in questi primi legami con l’altro sesso, più che altro un completamento di sé e della propria identità ancora incerta e non definita e, insieme a questo, un tipo di relazione affettiva alternativa a quella che si ha con i propri genitori tipica dell’infanzia. L’unione è quindi spesso idealizzata e assolutizzata proprio perché rispondente al bisogno di definire in qualche modo e completare il proprio sé, a trovare nell’altro quelle parti di sé stessi di cui ci si sente carenti, non in grado di sviluppare autonomamente. Per gli stessi motivi, anche le rotture di queste infatuazioni più o meno passeggere possono essere connotate da toni altamente drammatici e non congruenti col piano di realtà.
Alla luce di tutto questo, l’atteggiamento più utile da parte di un genitore è quello di riconoscere e rispettare il diritto del proprio figlio, in quanto adolescente, a vivere questa particolare fase della sua crescita piuttosto che subissarlo di domande inquisitorie, proibizioni o consigli non richiesti o massime di vita su come è più o meno giusto comportarsi in amore.
Questo, tuttavia, non esclude che un genitore intervenga di tanto in tanto per riportare il proprio figlio coi “piedi per terra” restituendogli sì il rispetto, ma anche la responsabilità del proprio comportamento  e delle conseguenze che questo può avere.
Gli adolescenti per poter arrivare a definire se stessi hanno bisogno sia di potersi sperimentare, immergersi in loro stessi e giocare molte “parti”, ma anche di scontrarsi col senso del limite e con le richieste che la realtà esterna gli pone.
C’è da dire, infine, che l'adolescente, innamorato o no, mette in crisi il ruolo dei genitori, che devono passare dall'essere e sentirsi genitori di un bambino a essere e sentirsi genitori di un ragazzino e poi di un quasi adulto. Ma mette in crisi i genitori anche più profondamente, nella loro stessa identità di persone che avanzano verso un nuovo stadio della loro vita. Si impongono dei cambiamenti nel loro mondo interno oltre che nella famiglia. Si impone che essi stessi facciano nuovi passi maturativi: da giovani genitori di bambini, occorre che imparino a vedersi un po' meno giovani genitori di ragazzi che ormai possono essere alti quanto loro o di più, belli quanto loro o di più, intelligenti quanto loro o di più di loro e così via.
Anche i genitori, pertanto, possono sentirsi confusi, vuoti, soli. E lungo la via che li condurrà a una ridefinizione della loro identità di genitori e di persone possono a loro volta provare momenti di disequilibrio prima di trovare nuovi adattamenti. 

                                                          Dott.ssa Rita Manzo

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